Lunedì 25 Maggio 2020

Le vie tra conscio e inconscioDiviene, ora, importante inoltrarsi nel cuore della comprensione del sonno ipnotico, cercare di capire se questo, come il sonno naturale, sia un percorso per giungere all’inconscio e poter quindi stabilire la pianta delle sequenze, i rapporti, le analogie tra i due. In linea generale si afferma che: “ Il rapporto fra la trance ipnotica e il sonno fisiologico è solo apparente. L’ipnosi è un fenomeno psicologico con manifestazioni fisiologiche secondarie, mentre il sonno è fisiologico con manifestazioni psicologiche secondarie. La distribuzione del sangue, il tono muscolare, il comportamento motorio e il comportamento riflesso in stato di trance non sono uguali a quelli del sonno fisiologico, e i due fenomeni mirano primariamente a scopi del tutto diversi. Sotto il profilo fisiologico, l’ipnosi è assai più simile allo stato di veglia che al sonno fisiologico ” (b.r.).
La questione se il sonno ipnotico sia uguale al sonno fisiologico oppure se sia simile allo stato di veglia è stata oggetto di indagine per molti ricercatori ed autorità. Diamo uno sguardo in merito. I punti di vista sono contrastanti e dagli studi pubblicati da Franco Granone, professore docente in clinica delle malattie nervose e mentali ed in psicologia medica, circa ricerche sui tracciati elettroencefalografici registrati in ipnosi e rapportati con lo stato di veglia e di sonno naturale risulta che nell’ipnosi il tracciato è:
- compatibile con lo stadio di addormentamento o di sonno (Nevskii);
- affine a stadi di addormentamento, a stadi ipnotici o crepuscolari in generale (Darrow, Henry, Gui e Brennan);
- simile al presonno (Israel e Rohmer);
assomigliante alla sonnolenza ed al sonno leggero con diminuzione delle onde alfa e aumento delle onde delta e theta; ed anche complessi K (b.r.).
Di parere opposto sono altri ricercatori:
- contrariamente a Shibata, Borlone e ad altri che parlano di ritmi theta e complessi K, Pinelli che ha registrato un semplice aumento del ritmo alfa, conclude che l’ipnotismo non può includersi negli stati morfeici neppure quando per sonno ipnotico si intende non solo il torpore ed il rilasciamento propri dei primi gradi dell’ipnotismo, ma anche quando in ipnosi si ottiene, per suggestione, il sonno profondo;
- anche Granone sostiene che non c’è identità alcuna fra sonno ipnotico e sonno fisiologico su basi elettroencefalografiche.
Disparità di vedute, tra diversi autori, si evidenziano anche per i rilievi elettroencefalografici in sonno ipnotico registrati durante le varie allucinazioni sensoriali ipnotiche:
- la trance ipnotica non si accosta ad alcuna manifestazione elettroencefalografica anche in caso di allucinazioni visive ipnotiche, tra cui la cecità, a cui non si possono accompagnare sempre manifestazioni del ritmo alfa ( Gorton );
- sono di opinione completamente contraria, circa la suggestione di cecità, altri autori che denunciano la comparsa delle onde alfa ( Loomis ).
Molti ricercatori asseriscono che non esiste differenza tra i tracciati E. E. grafici in stato di veglia e quelli in stato ipnotico con la conclusione che non esiste alcuna differenza tra le due condizioni (Diamant, Dufek, Hoskovec, Cristof, Pekarek, Roth, Velek, Loomis, Harvey e Hobart, Dynes, Blake e Gerard, Sirna, Ford e Yeager, True e Stephenson, Giudes).
Oltre ai dati elettroencefalografici anche i dati clinici hanno tendenze contrastanti:
- da una parte si sostiene una perfetta identità tra sonno ipnotico e sonno normale (Morselli, Delboef );
- dall’altra parte il punto di vista è opposto. Si sostiene cioè la diversità tra i due stati (Granone).
Tra i due punti di vista si evidenzia una terza prospettiva, quella che il sonno ipnotico potrebbe identificarsi con lo stato fisiologico del cosiddetto “ sonno parziale ”. Sonno parziale che vari autori ( Landauer, Lunedei, Levi ) individuano anche in quei casi in cui la persona che si addormenta mantiene un rapporto con il mondo esterno dato che l’inibizione della coscienza in questo caso non è evidentemente totale e assoluta, ma relativa: per esempio, il sonno della balia che dorme in mezzo a frastuoni ma si sveglia al più piccolo rumore che può riguardare il suo servizio. La possibilità di dissociazione nel sonno trova pieno riscontro nell’osservazione clinica. In questo tipo di sonno potrebbe “ clinicamente ” porsi anche il sonno ipnotico, il quale perciò sarebbe uguale al sonno parziale artificiale indotto e caratterizzato dal rapporto con l’ipnotista.
L’accostamento, pertanto, del sonno ipnotico al sonno parziale o dissociato apparirebbe quanto mai accettabile, se non ci fossero a differenziarli ulteriori dati cimici ed elettroencefalografici.
In conclusione, secondo Franco Granone, “ L’ errore che oggi molti continuano a compiere è quello di volersi ostinare a fare rientrare nei quadri già conosciuti della fisiologia ( sonno ) o della patologia ( nevrosi, isterismo ) l’ipnosi; mentre è necessario convincersi che questa è una sindrome clinica a se stante, che ha dei punti di contatto e altri di divergenza con le sindromi cliniche classiche già conosciute ” (b.r.).
L’aver ricordato i molti studi condotti dai vari autori ci conduce con più facilità alla deduzione che tende a considerare gli stati del sonno parziale, del sonno fisiologico e del sonno ipnotico distinte vie di congiunzione tra conscio ed inconscio. Infatti ad abitare queste condizioni di sonno sono tutte esperienze fatte di sogni, di fantasie, di immagini. Esperienze che prendono le loro forze nell’inconscio dal quale traggono simbolismi e contenuti per divenire autentici “ messaggeri ” onirici.
Con l’aiuto dell’ ipnoterapeuta, in particolare durante il sonno ipnotico, oltre a poter evocare sogni e fantasie, si possono stimolare i processi psichici che con più rapidità lasciano crescere ed emergere affetti e risorse inconsce sopiti nel paziente e comunque utili alla psicoterapia: “ Noi riteniamo che nel rapporto interpersonale ipnotico si possono sviluppare completamente con estrema rapidità, a volte nel giro di ore o persino di minuti, dei fenomeni di transfert” (b.r.).
E’ certo che il transfert avvicina molto l’ipnotista e il paziente nel lavoro psicoterapico: “ infatti nel transfert si riproducono le classi emozionali che sono proprie del paziente, nel momento della terapia. Ciò significa non solo che lo psicologo clinico è investito da emozioni che, per loro natura, sono governate dalle caratteristiche del sistema inconscio; questo, è importante sottolinearlo, avviene per tutte le emozioni, non soltanto per quelle che vengono esperite nel corso della psicoterapia. Significa anche che il terapista può rispondere emozionalmente ( affetti sotto il governo del proprio inconscio, ministro indiscusso ), situandosi a quel livello di proporzione tra simmetria ed asimmetria che il paziente evoca in lui ” (b.r.).
L’ipnotista, comunque, “ ignora, o almeno non utilizza come strumento terapeutico, il transfert del soggetto ipnotico diretto verso la persona dell’ipnotista. La tecnica psicoanalitica, invece, indaga proprio il transfert come punto focale della terapia ” (b.r.).
In ogni caso, tale vicinanza transferale agevola la possibilità di una relazione in cui gli inconsci si “ comprendono ” per risonanza diretta. Dunque, con l’espandersi di tale rapporto si aprono le vie attraverso le quali l’ipnotista si può rivolgere all’inconscio del paziente anche con suggestioni post ipnotiche di bisogni e fantasie terapeutiche i cui contenuti sono creati spontaneamente dalla realtà onirica del paziente. Contenuti che si dirigono lungo la traccia fissata dalla suggestione terapeutica con l’obiettivo che quest’ultima fornisca al soggetto stesso ( attraverso il lavoro autonomo dei processi psichici ) la comprensione e la soluzione del suo problema (b.r.). Rapporto che, tra l’alto, si basa sul fondare un rapporto di fiducia terapeuta – paziente.
Pertanto, l’utilizzazione del sogno nel sonno ipnotico, come via agevole tra gli altri possibili percorsi per giungere all’inconscio, assume un valore particolarmente rilevante per la rapidità con cui conduce il paziente alla “collina del sogno ”.
E’ evidente che l’ipnoterapeuta non induce soltanto suggestioni per produrre sogni; e molte delle sue suggestioni, la sua persona, nonché la sua stessa voce possono essere vissuti come sogni-stimolo provenienti dalla realtà psichica del soggetto ipnotizzato.
“ Zanocco e Gori, della scuola di Rossini hanno studiato gli aspetti elettroencefalografici del sonno e del sogno in rapporto all’ipnosi, osservando in questa oscillazioni di momenti di pace, riposo e momenti di attività, che si mantengono entro i limiti di un buon livello di vigilanza. Per spiegare ciò questi autori si sono rifatti a due tipi di sonno fisiologico: quello telencefalico o sonno lento e quello rombencefalico Rem. Nel primo si osserva un rallentamento delle frequenze elettroencefalografiche con onde delta, un abbassamento del tono muscolare, una diminuzione dei riflessi profondi, un aumento delle influenze corticali inibenti nei confronti del sistema reticolare ascendente. Nel sonno rombencefalico o paradossale Rem, sono invece attivate le strutture sottocorticali del tronco encefalico ( ponte ) e limbiche con inibizione dei sistemi sensoriali e motori periferici, elevazione della soglia sensoriale e perdita del contatto con la realtà, caduta più cospicua del tono muscolare con rilassamento e paresi, ma contemporaneo movimento rapido coniugato degli occhi, attivazione o disincronizzazione del tracciato elettroencefalografico ( sicché la corticalità appare attiva sino alla comparsa di attività sub convulsive ); sogni e simbolismi onirici con fenomeni regressivi e pensieri del tipo primario; mentre nel sonno telencefalico prevalgono i processi di pensiero del tipo secondario.
Zanocco e Gori trovano « affascinanti analogie tra questo modello del sonno Rem, fondato su precisi dati neurofisiologici, e quanto accade in ipnosi ».
Se ammettiamo, essi dicono, che la parte della realtà esterna ( rappresentata dall’ipnotizzatore ) cui il soggetto è accessibile, sia incorporata, cioè diventi una fonte interna di stimoli, la somiglianza del modello ipnotico con quello dello stato di sonno paradossale rombencefalico è ancora più stretta. [...] La voce dell’ipnotista è di fatto, negli stati di trance profonda eteroindotta, l’unico stimolo che finisce con l’arrivare al soggetto, che quasi incorpora tale voce, facendola propria in quelle condizioni fisiologiche di eccitamento concentrato che esistono in ipnosi ” (b.r.).
L’accessibilità del soggetto ipnotizzato dà a questi la possibilità di “ sognare ” il terapeuta e la sua voce conducendo tali stimoli sempre più all’interno della propria realtà psichica per combinarli con i prodotti onirici, endogeni, inconsci.
Per ritornare alla valutazione delle vie che collegano la realtà conscia ed inconscia ci poniamo altri importanti interrogativi ai quali ben si addicono le risposte che provengono dalla scuola di sofrologia: “ Come si riesce ad ottenere in ipnosi questo accesso rapido e profondo all’inconscio psichico ? Restringendo la coscienza e mettendo il soggetto in quella condizione particolare che va sotto il nome di sonno ipnotico.
Bene, quale è allora, in definitiva, lo stato di coscienza di un paziente ipnotizzato e cosa dobbiamo intendere per sonno ipnotico? E per quale meccanismo neurofisiologico, infine, l’ottundimento della coscienza porta alla rilevazione della personalità profonda ?
Questi problemi, già affrontati dalle varie scuole dell’ipnosi, sono oggi di attualità in sofrologia, la quale, conglobando il fenomeno ipnotico nel vasto capitolo degli stati di coscienza comunque indotti, spontanei o artificiali, li studia nel loro insieme, rilevandone divergenze e somiglianze, psicologiche, fisiologiche, elettroencefalografiche, cliniche e sperimentali.
La sofrologia considera la coscienza come elemento essenziale che accompagna e integra l’essere dalla nascita alla morte ( nascere e morire ) e la contraddistingue con quattro attributi principali: 1) il dinamismo che le è proprio; sia nella veglia sia nel sonno; 2) l’unicità, in quanto indivisibile; 3) l’originalità e l’illimitatezza; 4) la trascendentalità ( nel senso di Binswanger ) che differenzia l’uomo dall’animale.
La scuola sofrologica sintetizza le diverse forme di coscienza con lo schema tratto dal libro di Caycedo (b.r.). Da questo non inutile schema, ecco risultare come bisogna distinguere gli stati dai livelli di coscienza. La veglia e il sonno sono livelli diversi della coscienza, così come il coma e la morte, possibili in tutti e tre gli stati di coscienza ordinaria, patologica e sofrologica. Ad esempio, uno schizofrenico è in uno stato patologico di coscienza, però egli vive i diversi livelli della coscienza come una persona normale ( veglia, sonno, coma, morte ).
La coscienza ordinaria è la normale che va da quella di un essere primitivo a quella di un genio. Gli stati di coscienza sofrologici non sono né patologici, né ordinari, essi sono poco conosciuti, ma sperimentati. Sia la coscienza patologica, sia quella ordinaria possono passare in quella sofrologica. [...] La possibilità di passare da uno stato di coscienza a un altro ha portato la sofrologia a studiare alcune metodiche orientali, essendo riconosciuto che con modi puramente spirituali in Oriente si riesce ad apportare, più frequentemente che in Occidente, modificazioni importanti della coscienza ” (b.r.).
Il poter passare da uno stato di coscienza all’altro ci può invitare anche a pensare alla possibilità di guarire dai disturbi della personalità ove i soggetti che vivono in uno stato di coscienza patologica possono transitare ad uno stato di coscienza ordinaria.
Siamo inoltre portati alla logica deduzione che coloro i quali stazionano in uno stato di coscienza patologica possono essere aiutati a transitare allo stato di coscienza sofrologica durante il quale si è più ricettivi ai messaggi terapeutici. Questi possono condurre il malato ad uno stato di coscienza ordinaria e riacquistare così la propria normalità.
I suddetti passaggi estendono l’orizzonte della speranza di poter uscire anche dalle malattie mentali più gravi in cui la coscienza può sempre, attraverso la dinamica creativa delineata nei quattro attributi della sofrologia, scoprire nuove dimensioni di salute, nuove vie da percorrere e poter così giungere a quei territori in cui tutto diviene più luminoso: l’approdo, cioè, alle “ isole di chiarezza ”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Specialista in psicoterapia ipnotica e ipnosi Roma
Socio Fondazione Europea – AMISI – Associazione Medica Italiana per lo studio dell’ipnosi
Iscrizione albo degli psicologi del Lazio n. 3648/09.12.1993

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