Lunedì 25 Maggio 2020

Le isole di chiarezza - Tra le vie che conducono all’ inconscio possiamo indicare anche la via del sonno ipnotico; e “ le manifestazioni dell’ipnotismo sono non soltanto dovute alle capacità dell’operatore, ma anche e soprattutto, come altri hanno già giustamente rilevato, all’emotività e alla suggestionabilità del soggetto. E tali qualità, in grado maggiore o minore, appartengono a tutti gli uomini e formano il vero fattore soggettivo determinante i fenomeni ipnotici. Esso riveste, a nostro modo di vedere, un carattere decisamente patologico solo quando è esaltato o abnorme, al punto che è possibile per cause minime la dissociazione sonnambolica ” (b.r.).
Ogni uomo può percorrere, dunque, la via dell’ipnosi per la soluzione delle sue patologie, accostandosi con facilità a quei momenti che gli consentono di “ capovolgere ” la scomoda realtà in cui vive: le cose possono improvvisamente sembrare “ chiare ”, insolite, in una parola si apre la porta per rientrare nell’area della coscienza ordinaria.
Tale rientro è spesso agevolato dai moderni metodi di ipnositerapia in cui alcuni approcci mirano a suscitare nel paziente un periodo di intensa ricerca interiore, a livello inconscio, con la finalità di creare manifestazioni di cambiamento e di crescita.
Ciò diviene possibile tramite la sospensione delle limitazioni apprese e la facilitazione dell’attività dei processi psichici: “ Per quanto riguarda i rapporti interconnessi fra coscienza e i processi psichici bisogna notare che questi vanno differenziati dalla coscienza e che questa non è una funzione identificabile con essi ( Cerletti ); tanto è vero che precisi moti affettivi ed emozionali si possono svolgere senza che il soggetto ne sia lucidamente consapevole. E del pari, assai spesso, noi pensiamo serviti da associazioni inconsce, non soltanto per le scorciatoie dei riflessi condizionati, ma persino con associazioni nuove come, ad esempio, quando siamo svegliati dal sonno per l’improvviso emergere della soluzione di un problema, ma invano cercata ( cerebrazioni inconsce ). I processi psichici per se stessi, secondo Freud, sono incoscienti e quelli coscienti sono singoli atti e parti della vita psichica ” (b.r.).
Nel lavoro delle cerebrazioni inconsce, più attive durante il sonno, ci potrebbe essere la risposta che molti scienziati ricercano circa lo studio della creatività nel sogno.
U. J. Jovanovic, ricercatore russo, rifacendosi agli studi di Wein, richiama l’attenzione sul fenomeno dell’ “ attività creativa ” nel sogno e ricorda che “ a La Fontaine sarebbe venuta in sogno l’idea del racconto « Le due colombe », a Voltaire quella dell’« Henriade » e di altre poesie, e Dante avrebbe egualmente visto Beatrice in sogno. Dostojewski creò nel sogno il suo romanzo « Podrostok ». L. Van Beethoven avrebbe « udito » alcune delle sue opere in sogno, anche Rimsky-Korsakow avrebbe creato alcune delle sue opere attraverso il sogno. Raffaello vide la sua « Madonna » in sogno. Molti matematici come Cartesio, Gauss, Poincarè avrebbero elaborato le loro grandi teorie nel sogno. D. L. Mendelejew avrebbe visto in sogno il suo oggi ben noto, ormai ufficiale, sistema periodico degli elementi chimici. L’ “ udire ”, l’ “ ascoltare ” onirico ha un’unica via, l’inconscio creativo.
Ma tutte queste personalità erano creatori di opere oggi famose. Essi erano continuamente occupati nei loro problemi scientifici o artistici. Così è ben comprensibile che essi estendessero i loro interessi anche nei sogni, che si sprofondassero in se stessi quando nel sogno erano esclusi tutti gli altri influssi ambientali ” (b.r.).
Anche Milton Erickson ebbe esperienze di questo tipo. A vent’anni di età, durante il secondo anno di college, cerco ’ di ottenere un posto presso un quotidiano locale e doveva scrivere per questo gli articoli di fondo. Ma non aveva né il tempo né la preparazione letteraria per farlo. Ebbe allora l’idea di avanzare, procedere allo stesso modo con cui procedeva quando, ancora più giovane, correggeva in sogno i problemi di aritmetica. Così, Erickson, prima di andare a dormire, alle dieci e mezza, dopo aver studiato, caricava la sveglia per l’una di notte e si alzava a quell’ora; sotto gli occhi sorpresi del suo compagno di stanza del college scriveva i suoi articoli a macchina, durante il sonno, dei quali, poi, non ne aveva ricordo (b.r.).
Si può dichiarare in merito che da una parte si asserisce che “ oggi non si è certi di poter dire che le creazioni siano veramente venute in mente ai loro creatori proprio nel sogno, e non piuttosto che gli autori siano arrivati ad esse dopo un risveglio nella notte ” (b.r.); dall’altra parte si è portati a credere che i sognanti abbiano “ affidato ”, visto l’intenso legame motivazionale con i loro obiettivi, al proprio mondo onirico, e dunque ai processi psichici inconsci, il compito di risolvere i loro problemi creativi e di ricerca in uno stato autoipnotico che consentisse loro, tramite il sogno, di avere una risposta per il raggiungimento dei loro fini. Difatti, quanto detto trova conferma negli studi di autori che argomentano “... forme di autoipnosi che possono insorgere nell’artista che crea, negli stati mistici, nello scienziato profondamente applicato a una ricerca, permettendo questo stato di isolamento sensoriale e di monoideismo concentrativo la nascita di idee originali e feconde nelle menti capaci di produrre. E’ chiaro che non è l’ipnosi a produrre l’atto creativo, opera soltanto delle menti dotate, ma questo può favorirlo con lo stato di coscienza che le è proprio ” (b.r.).
Più in particolare, in relazione alla psicoterapia ipnotica, l’operatore non può far altro che presentare stimoli e suggestioni per provocare un comportamento responsivo basato sul passato esperenziale del soggetto, sulle sue risorse, sulle sue intime capacità, tra le quali quelle rievocative degli stati di trance spontanee tipiche del soggetto stesso: “ l’ idea che ogni ipnosi è un’autoipnosi è certo suffragata dall’esperienza personale e professionale di Erickson. Il modo migliore per intendere le tecniche di induzione ipnotica è di considerarle come approcci che danno ai soggetti la possibilità di ottenere quella concentrazione su se stessi e quelle esperienze interiori chiamate trance. L’operatore sagace, quindi, acquisisce la capacità di mettersi creativamente in relazione con questa esperienza interiore dei propri soggetti ” (b.r.).
Il richiamo al sogno, anche durante lo stato ipnoide, nelle manifestazioni creative non può che mostrarci con estrema chiarezza i momenti di “ lucidità ” che improvvisamente palesano la retta direzione, la stella di riferimento, a cui deve far riferimento il ricercatore o l’artista.
A tale lucidità può far ricorso anche chi soffre di “ malattie mentali ” ? Sicuramente si. Infatti la via che la mente dei “ cosiddetti sani ”, del folle conclamato o dell’uomo creativo percorre non è un duro circuito senza varianti: il genio non staziona sulla strada della creatività con costante permanenza; allo stesso modo né il sano né il malato mantengono costanti le loro condizioni. I percorsi dei pensieri sono sempre cangianti, nel folle come nel genio: dice Merleau-Ponty, “ il pensiero non si bagna mai due volte nello stesso fiume ” (b.r.).
La mente segue percorsi che la conducono più o meno lontano dalla realtà ordinaria e avviene che “ normalmente la coscienza non si accorge d’essere in una condizione alterata. Pensiamo a quanto è raro accorgersi di stare sognando durante il sogno. La situazione è ancora più confusa e complessa quando ci si [ rende ] conto che le realtà ipnotiche e non ipnotiche possono visibilmente coesistere e avere rapporti reciproci che mutano da un istante all’altro ... Erickson... «... Ritiene che un soggetto ipnotico sonnambulico percepisca spontaneamente l’ambiente delle realtà circostanti in modo diverso da un soggetto nel comune stato di coscienza della veglia, [ma] che un tipo di percezione della realtà non precluda l’altro tipo di percezione della realtà »” (b.r.).
Poter passare da uno stato di percezione ad un altro conduce la coscienza alla consapevolezza del “ viaggio ” ad altra dimensione del “ reale ”; ciò significa, anche per rifarsi a quanto già detto nel precedente paragrafo, che poter passare dall’una all’altra via è come poter passare dalla sobrietà alla follia e viceversa. Podvoll dice: “ nell’esperienza psicotica si producono continuamente dei momenti di guarigione naturale, o « isole di chiarezza », come li ho chiamati; momenti che vanno non soltanto riconosciuti e ammessi ma anche protetti ” (b.r.). Questo psicoanalista asserisce che è sempre “ rimasto ignorato un fenomeno basilare per comprendere l’essenza della patologia: l’autoguarigione. Questa è documentata da testimonianze, dice Podvoll, di casi che provano il passaggio spontaneo dall’insania alla sanità mentale. I « lampi di chiarezza mentale » hanno ruolo cruciale sia nella costruzione della pazzia sia nella via che da questa riporta alla normalità ” (b.r.).
E’ evidente che l’autoguarigione non si genera dal nulla. Essa deve la sua esistenza e la sua funzionalità al nutrimento che trae dalle risorse interne, inconsce, dalle energie che fluttuano tra conscio e inconscio, dalla espressione dell’umano impulso alla creatività. Per sostenere gli equilibri della psiche è necessario, dunque, rendere sempre più ampie le “ isole di chiarezza ” spesso oscurate da fitte e rigide reti di schemi che non consentono alle forze inconsce di equilibrarsi con accessi alla coscienza. Inoltre, se si ridà più elasticità a tali accessi alla coscienza e alle “ vie ” che ad essa conducono si consente alla persona l’accesso a parti di sé rese sconosciute da limiti appresi: “se non siamo in rapporto con la sfera del sentimento, dell’emotività, ossia se non diamo spazio nell’esistenza cosciente a una dimensione irrazionale che, comunque, fa parte del nostro essere, questa diviene in qualche modo un dèmone persecutore , ...” (b.r.).
E’ evidente che la coscienza se isolata dall’inconscio diviene una sterile plaga; rompere, tagliare, spegnere, sospendere i modelli appresi che la dividono dall’inconscio significa immettere luce nel mondo razionale e liberarlo dalla prigione delle prassi acquisite.
Per riuscire in tale progetto è necessario un programma per depotenziare, destrutturare la griglia della coscienza, creare cioè un’apertura attraverso la quale far giungere in superficie l’aria, il vento delle energie dimenticate, sopite, in una parola creare “ isole di chiarezza ”, “ lampi di chiarezza mentale ”. A seguito della sospensione dei limiti appresi si crea così una pausa durante la quale si attivano dinamismi inconsci dai quali deriva una ristrutturazione creativa della coscienza.
Nel commentare i concetti appena indicati non si può non smentire il frequente pregiudizio derivante dal parere espresso da “ Freud [il quale] sosteneva che il metodo della ipnosi consiste nel « porre » e della psicoanalisi nel « levare »; per dire che nella prima si immette nel soggetto una energia dall’esterno, nella seconda gli si tolgono invece impedimenti interni ” (b.r.).
Maggiore chiarezza comunque ci viene dagli scritti riferiti ad Erickson nei quali viene detto che “« l’attività mentale inconscia in ipnosi - implicazioni psicoanalitiche », di fatto va oltre la teoria freudiana classica dimostrando come l’ipnoterapeuta possa ottenere che sia lo stesso inconscio del paziente a risolvere a modo proprio il proprio problema, di solito senza che né il paziente né il terapeuta sappiano in che maniera esso sia stato risolto. Come afferma Erickson: « l’ipnosi è in realtà l’induzione di uno stato psicologico peculiare che permette al soggetto di riassociare e riorganizzare le sue complessità psicologiche interiori in forma consona agli elementi unici delle sue personali esperienze psicologiche ». Come avviene di solito nella psicologia del profondo, è il paziente a guidare il terapeuta alla scoperta di una nuova tecnica psicoterapeutica ” (b.r.). ; ed è il terapeuta che legge nei soggetti le modalità per mandare il paziente in trance.
Più in particolare: “ quando diciamo che lo scopo dell’induzione clinica consiste nel concentrare l’attenzione dei pazienti sulla realtà interiore e nell’aiutarli a modificare le funzioni direttive e di controllo dei loro abituali atteggiamenti e del loro sistema di convinzioni, in realtà li aiutiamo a depotenziare la loro normale coscienza di ogni giorno che, a causa delle limitazioni dei consueti schemi di riferimento, non può far fronte a certe realtà interne e/o esterne. Così i pazienti si accorgono di avere un « problema ». Il depotenziamento della normale coscienza dei pazienti è quindi un modo per togliere efficacia alle loro inutili limitazioni personali e per permettere che evolvano nuove combinazioni di associazioni e di capacità mentali per una soluzione creativa di un problema interno dell’individuo ” (b.r.).
Depotenziare, scomporre e riorganizzare sono due poli di un equilibrio creativo che cullandosi tra il “ caos ” e l’ “ ordine ” si inseguono in una circolarità di cui la profonda coscienza dell’uomo ne vive i ritmi, ne armonizza gli opposti. Più poeticamente tale avvicendarsi si evidenzia nella aspirazione spirituale verso la bellezza a cui tende Isadora Duncan che “ per raggiungere tale ideale occorreva in principio approntarsi a un’opera di destrutturazione della rigidità e del formalismo in cui si era cristallizzata l’arte del balletto, incapace ormai di dare forma al vitalismo profondo e all’istinto creativo dell’uomo. Così la danzatrice, in nome della « naturalità », rompe gli schemi, elimina i costumi che costringono il corpo: danza a piedi nudi e si veste di leggerissimi tessuti che rivelano il corpo ” (b.r.).
Dopo il depotenziamento del vecchio stile, le nuove maniere di espressione, messe in atto dalla danzatrice nel balletto, ci conducono alla considerazione del processo della ristrutturazione: “ la ristrutturazione oggi può essere vista come una diretta conseguenza degli approcci naturalistici e di utilizzazione di Erickson. La terapia, la risoluzione del sintomo, il riapprendimento di abitudini e la ricostruzione della personalità avvenivano non tramite la tradizionale analisi quale formulata da Freud, ma attraverso il processo stravagante della ristrutturazione: cioè riorganizzare e reinterpretare l’importanza e il significato dell’esperienza di vita di una persona, di modo che potenzialità e comportamento possono essere utilizzati ed espressi in modo più felice. Questo concetto ci porta alla concezione che i « problemi psicologici » sono semplicemente modi poco felici di capire o di ristrutturare una situazione. La ristrutturazione è un aiuto alla persona per riorganizzare il suo modo di capire una situazione, così che tutti i suoi aspetti rilevanti vengono ad essere posti sotto controllo ” (b.r.).
La risposta dell’inconscio alla quale, dopo il depotenziamento, i pazienti imparano a porsi, senza il controllo cosciente, dispone i soggetti in ipnosi sempre più vicini alle “ isole di chiarezza ” oppure agli stati di “ riflessione profonda ” o anche di “ vuoto senza tempo e senza spazio ” in cui Huxley si poneva con “ una placida e comoda attesa di un indefinito qualcosa ” (b.r.).
Per giungere all’utilizzazione di tali stati Erickson fa leva, oltre che sulla sperimentazione e sulla pratica clinica, sull’insegnamento derivato dalle proprie esperienze: “ Esse lo hanno orientato verso alcuni dei suoi originali approcci alla psicoterapia in cui ha usato lo shock e la sorpresa per far breccia nei limiti abituali degli schemi di riferimento dei pazienti e attuare una rapida riorganizzazione terapeutica dei loro sintomi e delle loro prospettive esistenziali. Il depotenziamento dello stato mentale abituale e degli abituali schemi di riferimento del soggetto è stato concettualizzato recentemente come uno stadio importante per l’avvio dell’esperienza di trance ” (b.r.).
L’indefinito “ qualcosa ” di Huxley, nella psicoterapia ipnotica, è una porta che si apre sull’ “ inconscio creativo dello stesso paziente che risolverà il suo problema ” (b.r.). Porta che si può aprire inducendo uno stato di shock improvviso, una sorpresa (b.r.); uno stato di confusione: “ La confusione mira a depotenziare qualsiasi tratto di consapevolezza cosciente sia presente in modo che si possano manifestare meglio gli schemi di comportamento inconsci. Quando i tratti di consapevolezza sentono la presenza di questi schemi di comportamento autonomi, l’abituale, « normale » sistema di credenze del paziente e le limitazioni apprese del sistema stesso tendono a essere ulteriormente depotenziati, per cui l’inconscio è più libero di utilizzare le proprie potenzialità latenti per facilitare la risposta terapeutica. Nella terapia ciò può diventare un ciclo autoperpetuantesi in cui i processi autonomi si liberano sempre più dalle limitazioni apprese della mente conscia in modo che l’inconscio possa operare in forme nuove per dar vita a risposte terapeutiche in precedenza sconosciute tanto al terapeuta quanto al paziente ” (b.r.).
Nuove forme sconosciute, che sfuggono a qualunque controllo, si generano nella mente e si mostrano all’esterno, nelle azioni e nel mondo dei pazienti. Tutto ciò è anche possibile, verosimilmente, nella “ trasformazione che si può ottenere attraverso il processo artistico [ che ] non è però solo un evento interiore e strettamente circoscritto all’individuo che lo sperimenta, ma un processo che « magicamente » si allarga all’esterno, esplicandosi anche nel mondo. Una tale concezione dell’arte appare molto vicina a quella che Jung delinea in psicologia analitica e arte poetica, dove è evidenziata la natura simbolica e archetipica del processo creativo e dove i simboli sono considerati « ponti gettati verso una riva invisibile » (b.r.).
Questo accostamento tra gli effetti derivati dell’ipnoterapia e la trasformazione che si ottiene attraverso il processo artistico pone le sue radici nel lavoro creativo che prende forma negli scambi tra conscio ed inconscio.
Scambi creativi così spiegati da Neumann: “ La libido che attiva il sistema inconscio come sua componente emotiva, e la libido del sistema dell’Io che comprende e riconosce, confluiscono assieme all’atto unitario della conoscenza. In ogni autentica presa di coscienza, in ogni nuova conoscenza e scoperta, come anche nello scioglimento di un complesso e nell’assimilazione di un contenuto inconscio, quella confluenza viene sentita dall’Io come piacere, indipendentemente dal fatto che il contenuto affascinante sia divenuto cosciente sotto forma di immagine, di sogno, di fantasia, di idea, di illuminazione, di proiezione, o altro. L’assimilazione dei contenuti inconsci, sotto qualsiasi forma, arricchisce la coscienza non soltanto di contenuti, ma anche di libido; questo soggettivamente è percepito come un’eccitazione, una mobilità, una gioia, un ridere liberi, ecc., che può arrivare all’ebbrezza, e oggettivamente è come aumentare l’interesse, un ampliamento e un’intensificazione delle capacità lavorative, dell’attenzione, ecc.
Rendendo cosciente e assimilando un contenuto inconscio, l’Io compie una « discesa », cioè esce dal sistema della coscienza ed entra nel profondo per scavare il « tesoro ». Dal punto di vista energetico, il piacere dell’ « eroe vincitore » nasce dalla combinazione della libido della coscienza con quella del contenuto conquistato che essa incorpora. ( Questa discesa dalla coscienza all’inconscio ha una direzione opposta a quella del processo creativo, che parte dall’inconscio e sale verso l’alto. Il manifestarsi dell’inconscio in immagini, idee, pensieri, ecc., e sentito anch’esso come piacere dall’Io. Anche il piacere del processo creativo è basato sul fatto che un contenuto fino a quel momento attivato in maniera inconscia cede la propria libido alla coscienza. Il piacere e l’arricchimento di libido attraverso la presa di coscienza e il processo creativo sono segno di una sintesi in cui l’opposizione polare dei sistemi della coscienza e dell’inconscio è temporaneamente sospesa ).
Cogliere un contenuto e assimilarlo sono espressione di questo arricchimento libidico della coscienza e dell’Io. Ma la coscienza non può certo “ bere ”, assorbire interamente la carica libidica del contenuto. Assieme all’alterazione e all’arricchimento della coscienza, la scissione che il contenuto subisce produce molto spesso, se non sempre, anche un’attivazione dell’inconscio. Questo processo può essere spiegato così: una certa quota della libido liberata, non potendo essere assorbita dalla coscienza, rifluisce nell’inconscio e là investe ed attiva dei complessi o dei contenuti archetipici quasi sempre collegati al primo contenuto. Essi allora sono atti a costituire i nuovi contenuti che emergono per associazione, come idee casuali, ecc., oppure danno vita a una nuova costellazione inconscia. Il nesso atto a stringere, legare questa nuova costellazione con il contenuto originario di cui si era presa coscienza garantisce la continuità di ogni lavoro creativo; difatti vi sono sempre delle parti essenziali di questo che vengono preparate, sviluppate e arricchite dall’inconscio prima di venire prodotte. Insomma si apre un nuovo orizzonte, un cielo sereno con nuove stelle polari: voltare pagina e seguire nuovi eventi della vita scrivendo “ con penna e carta ” un rinnovato percorso per la propria esistenza.
La continuità di questi processi non si manifesta solo nella creatività, ma anche in tutte le serie di sogni, di visioni e di fantasie; in esse troviamo sempre dei nessi interni e delle reti d’associazioni che si dispongono attorno ad uno o più contenuti come attorno al proprio centro ” (b.r.).
Come l’operare dell’inconscio fornisce risposte terapeutiche che emergono in forme e modi molte volte sconosciute sia al terapeuta che al paziente, allo stesso modo, “ anche l’opera d’arte ed il sogno, con tutta la loro ricchezza di significato, emergono dal profondo della psiche e pronte a confessare il loro senso all’interprete che le comprende, ma abbastanza spesso non vengono spontaneamente capite dallo stesso artista e dallo stesso sognatore ” (b.r.).
Le “ isole di chiarezza ” o i “ lampi di chiarezza mentale ” rappresentano aree di passaggio da uno “ stato ” ad un altro e sembrano avere molto in comune con quella particolare condizione umana in cui si trova l’uomo nel momento di sognare e di esprimere la sua creatività: “ chi ci dà una descrizione sicuramente artistica del processo creativo e, assieme, un esempio di creatività letteraria - un esempio nell’esempio - è Marcel Proust, ne Il tempo ritrovato, con l’analisi minuziosa della metamorfosi interiore che porta alla fatidica esclamazione « anch’io son pittore !» (b.r.) alla scoperta dell’ « atto creativo »”, del momento in cui proprio quando “ tutto ci sembra perduto, giunge l’avvertimento che può salvarci; abbiamo bussato a tutte le porte che non portano a niente, e la sola da cui si può entrare, e che avremmo cercato invano per cento anni, la urtiamo senza saperlo, e si apre ” (b.r.).
Ed è una porta che libera “ da quanto vi è di imperfetto nella percezione esteriore ” e dalla delusione della realtà: “ quante volte, nel corso della mia vita, la realtà mi aveva deluso, perché, nell’istante in cui la percepivo, l’immaginazione, che era l’unico organo di cui disponevo per godere della bellezza, non poteva applicarsi ad essa, in virtù della legge inevitabile la quale prescrive che si possa immaginare solo ciò che è assente !” (b.r.).
E d’improvviso, « l’effetto di questa dura legge » viene « neutralizzato, sospeso, da un meraviglioso espediente della natura », rievoca un dolce gusto, « il sapore di una madeleine nell’attimo presente e al tempo stesso in un istante lontano », in ciò che essa ha « di extratemporale », consentendo di « gioire dell’essenza delle cose », di cogliere « una legge psicologica », di lasciarsi divertire ed afferrare da « uno sprazzo di tempo allo stato puro »” (b.r.).
Dunque, nelle illuminazioni, nelle fantasie, nell’opera d’arte, nei sogni si manifestano, dal profondo della psiche, forze i cui significati simbolici, oltre a caratterizzare l’aspetto creativo dell’inconscio, attivano nell’uomo intensi sentimenti che lo sormontano e lo rendono strumento. In balia a tale stato si origina, spesso, una modifica, un abbassamento o un’esclusione della coscienza quotidiana che lascia emergere così la Grande Dea: “ la Grande Dea della notte come Signora dell’inconscio non è solo la madre dei veleni e delle sostanze inebrianti, ma anche dello stupore e del sonno. La sua sacerdotessa è l’elargitrice primordiale dell’incubazione ( il sonno della guarigione ), della trasformazione e del risveglio; il suo intervento è necessario ovunque la relazione con le potenze sia possibile solo a un’anima liberata dal corpo nel sogno o nell’estasi ” (b.r.).
La trasformazione che avviene in sogno significa che la soluzione del problema della persona è affidata ad una forza interiore. Parlare , dunque, la lingua di tale forza significa poter giungere ad essa e con essa comunicare. Aldo Carotenuto, psicoanalista, al proposito, asserisce: “ Ed è con il linguaggio dei suoi stessi sogni che posso dare al paziente le informazioni di cui ha bisogno per comprendere se stesso ” (b.r.).
In modo simile Milton H. Erickson lascia intendere come nei sogni, nell’inconscio possono trovare soluzione molti problemi. L’importante è, tramite la trance ipnotica, prendere contatto con l’inconscio e porgergli richiedere di lasciare che trovi liberamente la risposta: “[ e fa l’esempio di un bambino incapace di venire a capo di un problema di aritmetica, che poi lo risolve in sogno o ne trova facilmente la soluzione il mattino dopo. Chiaramente l’inconscio vi ha lavorato sopra mentre la mente conscia era addormentata ] . Entriamo in autoipnosi per ottenere certe cose o acquisire una certa conoscenza. Quando ci serve questa conoscenza ? Se abbiamo un problema con un paziente ci riflettiamo sopra ed elaboriamo, in qualche lontana provincia della mente inconscia, il modo di affrontarlo. Quando il paziente torna, dopo un paio di settimane, diciamo la cosa giusta al momento giusto. Ma non serve a niente conoscerla prima del tempo perché non appena ne abbiamo un’esatta conoscenza conscia, vogliamo migliorarla e la roviniamo ” (b.r.).
Per concludere, attraverso la trance ipnotica si diviene più ricettivi a nuove forme di pensiero: improvvisi “ lampi di chiarezza mentale ” divengono risposte alle peculiari esigenze del paziente.
Sicuro di queste “ risposte dall’interno ” Erickson impartisce, in varie occasioni, ai suoi pazienti, suggestioni di questo tipo: “ Torni fra una settimana e lasci che la sua mente inconscia lavori al suo problema « secondo le necessità »” (b.r.).
Questo modo di operare “ E’ una divergenza importante rispetto alla tecnica psicoanalitica, che tende a portare ogni cosa nella coscienza, perché mentre lo psichiatra [ nel caso di Erickson ] dava al [ la ] paziente il permesso di affrontare i fatti inconsciamente, allo stesso tempo dava alla sua mente conscia il diritto di essere libera dalla sua preoccupazione ossessiva per il problema ” (b.r.).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Specialista in psicoterapia ipnotica e ipnosi Roma
Socio Fondazione Europea – AMISI – Associazione Medica Italiana per lo studio dell’ipnosi
Iscrizione albo degli psicologi del Lazio n. 3648/09.12.1993

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