Lunedì 25 Maggio 2020

Riflessioni - Ipnosi e creatività - Quattro sono i momenti centrali a supporto del nostro pensiero secondo il quale nell’immaginario ipnotico la creatività sia attiva quanto nell’immaginario onirico: primo, abbiamo chiarito le ragioni che ci portano a vedere negli stati ipnotici il manifestarsi dell’inconscio creativo; poi, sono state commentate le ragioni che conducono molti pazienti a vedere nell’ultima spiaggia della psicoterapia ipnotica la propria “ salvezza ”; nel momento successivo, la creatività, al servizio dell’ “ uomo trasformativi ”, è stata considerata un utile supporto per la ristrutturazione di comportamenti inadatti; infine abbiamo sostenuto l’ipotesi che considera come i sogni, le fantasie o l’immaginario in generale siano espressioni creative della mente atte a valicare gli schemi disposti a limitare la coscienza e il razionale.
Comunque, molti altri argomenti, non di secondaria importanza, sono stati trattati a supporto del presente lavoro e, in conclusione, qui di seguito se ne fa accenno.
Abbiamo compreso che il fascino dell’ipnosi è possente quanto lo è il fascino dell’universo creativo; e che altrettanto affascinante è il mondo dell’immaginario in cui la mente, durante lo stato ipnotico, si può “ innamorare ” poiché si incontra creativamente con i sogni e le fantasie. I sogni da svegli o anche i sogni ad occhi aperti sono, poi, i compagni di viaggio che, con ricchezza di immagini, in uno stato in cui la coscienza si modifica, rispondono alle esigenze compensatorie dell’uomo rendendo più gradevole, oppure meno dure, le esperienze vissute nella compagnia della vita quotidiana. Quanto da noi sostenuto trova conferma negli studi di Giorgio Abraham, docente di psichiatria all’Università di Ginevra, secondo il quale anche durante le ore diurne fa capolino la parte notturna di noi riducendo la nostra coscienza vigile ed attenta; e sostenendo inoltre che “ i sogni ad occhi aperti, per le persone sane, sono un gamba di sostegno al pensiero razionale. [...] E’ sufficiente che uno dei nostri sensi, sia ostacolato nella sua funzione perché subito si facciano strada convinzioni e fantasie non più controllabili dalla ragione. Possiamo allora ipotizzare una sorta di concatenazione tra immaginario e percezione razionale della realtà ” (b.r.).
Dai risultati scaturiti dagli studi di “ sensory deprivation ”, riportati nella stesura della nostro studio, ora supportati anche dall’ipotesi di Abraham, possiamo aggiungere che i sensi, di frequente, trovano limitazioni nel rispondere alla realtà; e che con la stessa frequenza l’immaginario interviene per insistere con la fantasia quanto iniziato nella pratica dei sensi. Allo stesso modo, durante la notte, immersi nel sonno, i sogni continuano, nel mondo dell’immaginario ( realtà in cui si parla un linguaggio tutto da tradurre ), a soddisfare gli eventi desiderati concretamente dal sognatore ma inevasi durante la giornata. E’ proprio il caso di ricordare che Freud vide i sogni come appagamento di desiderio.
Il compito dei sogni è dunque necessario: in sogno la persona, avvolta e garantita da un sonno tranquillo, realizza finalmente quanto da essa iniziato concretamente nella realtà diurna. Sembra corretta la considerazione secondo la quale “ Freud affermava che il sogno protegge il sonno, ma forse potremmo dire anche l’inverso: il sonno protegge il sogno ” (b.r.).
Sulla falsa riga della considerazione di Abraham possiamo dire che anche il sonno ipnotico protegge il sogno durante la trance. Infatti, abbiamo avuto modo di sostenere l’ipotesi secondo cui il sonno ipnotico è, insieme al sonno parziale ed al sonno fisiologico, una via di congiunzione tra conscio ed inconscio abitata da esperienze fatte di sogni. Poiché ogni momento del giorno è collegato alla notte, e viceversa, in una realtà in cui le parti “ si intrecciano, si incastrano e si compenetrano come un elaborato intarsio ” (b.r.). è inevitabile che nelle due dimensioni ( conscia - inconscia, diurna - notturna ) non ci sia la presenza di sogni e fantasie, vere e proprie “ totalità artistiche ”, che seguendo la “ pulsione alla creatività ” si lasciano intessere “ dalle fila della storia della persona ” (b.r.). E’ proprio per tale ragione che “ durante il sogno si possono generare impulsi creativi che forse nello stato di veglia non si sarebbero verificati ” che possono bastare ad essere ottimi suggeritori al mondo della vigilanza.
Abbiamo visto a tal proposito come i monoideismi concentrativi, tipici degli stati ipnotici, favoriscano manifestazioni creative e come la spontanea formazione di sogni sia stata, in molti casi di trattamento ipnotico, risolutrice di problemi psicologici. Tutto ciò ha maggiore valore se consideriamo che alcuni episodi onirici mostrano chiaramente come “ i sogni possono operare in noi veri e propri mutamenti terapeutici e modificare sia le nostre emozioni sia la nostra attitudine verso le persone che ci stanno attorno, verso il mondo e verso la vita in genere ” (b.r.): una vera e propria rivoluzione.
Abbiamo anche considerato che “ ogni ipnosi è autoipnosi ”: e non escludiamo che ogni rappresentazione sia, in fondo, un’autorappresentazione. “ Così come non escludiamo che l’autorappresentazione di un disturbo possa forse provocarlo, anzi è molto probabile che una rappresentazione positiva centrata sulla ricerca di un piacere autentico favorisca la guarigione da un male e il ristabilirsi della salute. E non è neppure escluso che dentro di noi si costituiscono, in modo quasi automatico, i modelli di salute e di malattia, e che questi modelli si ritrovino nei vari sogni: vale a dire nel nostro immaginario inconscio ” (b.r.).
Nel discutere le modalità di intervento creativo in ipnositerapia abbiamo spesso fatto riferimento all’efficacia del depotenziamento dei modelli appresi che attanagliano i pazienti; ed è stato inoltre visto perché viene facilitata la ristrutturazione dei vecchi assetti. Ora, in merito, non trascuriamo che: “ Nel passato si era sempre considerato il caos come male, peccato pericoloso da evitare, mentre oggi viene visto come « crisi necessaria »: bisogna giungere al disordine per ottenere un nuovo ordine. [...] Si è cominciato infatti a pensare che lo stato di equilibrio e quello di disequilibrio non siano così differenti quando ci si è accorti che il disordine talvolta produce un ordine maggiore e più « efficiente », e che dal caos possono provenire i migliori elementi necessari per il cambiamento e la novità ” (b.r.).
L’interruzione di schemi, il caos, il disordine nella loro imprevedibilità, assomigliano molto al pensiero creativo. L’operatore che pratica una psicoterapia creativa come il trattamento ipnotico non si oppone alla corrente ( risorse personali ) del paziente ma lo conduce, con la nave della consapevolezza, a “ navigare nel caos ” tra il giorno e la notte, tra il sonno e la veglia, tra il conscio e l’inconscio, stati complementari e necessari, lasciando l’apertura al suo assistito di poter comprendere che non siamo fatti solo di luminosità ma anche di oscurità: “ Non è possibile privilegiare a priori il nostro essere diurno o quello notturno: siamo fatti di entrambi ” (b.r.). “ Questo significa, come Jung per tutta la vita ha cercato di dimostrare, che l’essere appartiene a due mondi contemporaneamente, a quello della luce e a quello della tenebra ”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Specialista in psicoterapia ipnotica e ipnosi Roma
Socio Fondazione Europea – AMISI – Associazione Medica Italiana per lo studio dell’ipnosi
Iscrizione albo degli psicologi del Lazio n. 3648/09.12.1993

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