Lunedì 25 Maggio 2020

La depressione è stata classificata in varie forme e con diverse cause ma aventi tutte in comune alcuni sintomi ricorrenti di fondo: il decadimento della spinta vitale, la diminuzione dello spirito di iniziativa; in pratica la perdita di interesse per l’esistenza.
La prima distinzione di massima suddivide la depressione in primaria e secondaria. La primaria (detta anche psicotica o endogena) è quella che non sembra in diretto, evidente rapporto con una causa esterna che l’abbia determinata; e viene a sua volta distinta in unipolare, o depressione maggiore (il paziente vive unicamente fasi depressive e ove colpito da più episodi nello stesso anno si può parlare di depressione ricorrente), e bipolare (nel paziente si alterna una fase maniacale, di esaltazione e particolare irrequietezza a una fase depressiva e, se è ciclica, può essere simile alla depressione atipica ).
La secondaria, invece, può suddividersi in reattiva (depressione nevrotica) e da cause organiche (depressione organica). In questo tipo di depressione è quasi sempre possibile individuare la causa o le cause (episodio reattivo) che l'hanno provocata ed hanno dato origine alla modificazione nel tono dell’umore. In genere, l’evento che mette in moto questo tipo di disturbo è la sofferenza per una perdita ed anche piccoli motivi possono lasciare insorgere la depressione: può trattarsi di una delusione sentimentale (depressione da separazione, oppure, depressione da abbandono), dell’allontanamento dal posto di lavoro (si pensi ai delicati problemi legati al pensionamento ed anche a persone attive collocate in pensione o alla cassa integrazione – depressione da lavoro), oppure di un lutto dovuto a una grave perdita (depressione da lutto: perdita del partner, perdita di un familiare, perdita di attenzione - come nel caso di esclusione dei partecipanti al " grande fratelli ", perdita del partito politico di appartenenza, ecc.). Inoltre, la depressione, in relazione all’intensità, può essere distinta in leggera, moderata e grave; e per quanto concerne la durata la depressione si distingue in acuta, ricorrente e cronica.
Per quanto su delineato, non si dovrebbe mai sottovalutare la depressione. Talvolta, comunque, non le si attribuisce l’attenzione che merita liquidando questa patologia come depressione ereditaria.

         La malattia psichica scaturisce sempre da un incontro traumatico fra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. Ciò vale in modo particolare per la depressione, certamente in aumento in una società di transizione come la nostra che sperimenta e distrugge di continuo nuove soluzioni per la crescita sociale e per la sopravvivenza stessa. Non possiamo non notare, infatti, a fianco delle situazioni specifiche di eventi che coinvolgono individui in vissuti di depressione, che l’uomo è calato nell’impietosa indifferenza dell’ambiente umano, nella sua scarsa disponibilità di occasioni alternative, nella sua scarsa disponibilità ad accogliere chi non si allinea ai nuovi luoghi comuni. A differenza di quanto avveniva nel passato, tutto ciò persiste, adesso, in palese contrasto con una nuova cultura di superficie che esibisce una solidarietà sociale, troppo spesso fittizia.  Solidarietà che abbandona i soggetti colpiti da depressione rendendoli noti soltanto quando qualche crimine viene commentato con  frasi di rito del tipo: “il soggetto soffriva da tempo di depressione”. Si. Forse una depressione latente esplosa in una condizione particolare: il tradimento sociale. Comunque, la depressione è qualcosa di profondo ed esistenziale, un tunnel grigio dal quale, tuttavia, è possibile uscire. 

I soggetti colpiti da depressione grave sono presi da un forte disinteresse generale: è tutto grigio, vuoto; il lavoro non dà più soddisfazione per il senso di inutilità che li attanaglia;  dinnanzi ad ogni cosa, avvertita come ansiogena, non si sentono “ all’ altezza ” e l’ansia si manifesta con inquietudine, insicurezza ed attacchi di panico. La depressione avanza cupa, paralizzante, spegnendo ogni luce nel tono e nell’umore facendo sentire chi soffre di depressione di essere vittima da agenti esterni responsabili dei propri guai dunque protesi alla rinuncia vitale. La sintomatologia si aggrava e si va incontro alla rinuncia totale ad uscire da casa, da dentro se stessi. Le giornate divengono stancanti, fatte di lunghe ore trascorse in solitudine, senza pensare a nulla: né agli impegni incombenti, né a qualcosa di particolarmente stimolante, né a qualcuno disposto ad offrire un sorriso. Se si tiene conto che i soggetti affetti da depressione sono dei tipi che tendono ad isolarsi, mancanti di autostima e carichi di rancore verso i propri simili, si comprende anche la ragione per cui nel quadro patologico entrano spesso in gioco disfunzioni sessuali, l’impotenza per l’uomo e la frigidità per la donna (ciò non significa, naturalmente, che questi gravi sintomi  implicano sempre la depressione anche se prevalenti sintomi somatici consentono di inquadrare la depressione nel quadro della depressione mascherata). Inoltre, la depressione altera la regolazione ed i ritmi delle funzioni corporee naturali e può causare irritabilità, stress, inappetenza, insonnia.
La depressione anche nell’adolescenza fa registrare il ritiro del giovane che sfugge alle relazioni ma nello stesso tempo richiede un grande bisogno d’amore e del relativo sentimento, di attenzione e sicurezza. Spesso, nella depressione narcisistica, si crea un divario tra i desideri del ragazzo, le aspirazioni e le proprie reali capacità che lo rendono vulnerabile alle frustrazioni e agli insuccessi nei contatti con gli altri ( il proprio narcisismo viene messo a dura prova).
Un accenno va dato al mondo degli anziani i quali, a seguito di una generale variazione di stato dovuta all’età, sono coinvolti in un senso di totale abbattimento che può sfociare in una depressione endogena (depressione geriatria).
Specifica attenzione va posta sul fatto che, frequentemente, le donne, a seguito del parto, accusano un leggero abbattimento: è la depressione post partum (anche depressione post parto) che si risolve subito in qualche giorno; il fenomeno può essere avvertito in gravidanza o anche nella fase pre parto. Alcune donne possono essere soggette ad uno stato di abbattimento anche nella fase del ciclo femminile: si parla, allora, di depressione pre mestruale. 

Chi soffre di depressione è quasi sempre un giudice implacabile, un accusatore tenace, spietato. Considerare sempre l’ambiente indegno di fiducia e responsabile della distruzione propria e altrui  è un artificio che legittima il depresso alla propria mancanza cronica e totale di aprirsi alla speranza.  La depressione porta i soggetti spesso ad utilizzare questo trucco psicologico poiché consente loro di mantenere un minimo di valore alla propria individualità.

Si deve d’altra parte notare che è proprio l’attitudine ad accusare sempre e comunque qualcuno a rendere mal tollerato, o addirittura insopportabile, chi è affetto dalla depressione, il che alla lunga accentua l’isolamento ed incrementa, per reazione, il quadro psicopatologico. Le ondate di rimorso collettivo che sollevano coloro i quali soffrono di  depressione sono respinte dall’ambiente, con un meccanismo di difesa, e creano intorno a lui barriere di rifiuto generalizzato. Spesso il giudizio acre e colpevolizzante del malato di depressione coinvolge orizzonti vasti, estendendosi ad ambiti sociali più ampi.
        
Un altro tratto costante degli individui colpiti da depressione, oltre a quello dell’accusa, è la rinuncia a impostare ed a intraprendere progetti, in tutti o quasi tutti i settori dell’impegno umano. La ripresa della produttività, al contrario, è in genere un primo passo verso prospettive di recupero. Il depresso che riesce a lavorare almeno per se stesso determina una prognosi migliore. Da questo punto di vista, l’accettazione di un trattamento di psicoterapia è già un accenno di progettazione che significa accettazione di aiuto. Occorre naturalmente un corrispettivo da parte dello psicoterapeuta il quale deve offrire ascolto e disponibilità. La compartecipazione emotiva nelle sedute consente positive, anche se da principio transitorie, interruzioni dell’isolamento affettivo e intellettuale del paziente il quale non rifiuta più l'incontro con il terapeuta. 

La depressione non è soltanto un po’ di malinconia (depressione melanconica), come nei soggetti malinconici, o il dispiacere per un obiettivo mancato, o un bellissimo sogno andato in frantumi, o una vaga tristezza, oppure dispiaceri sentimentali di vario tipo. La depressione è ben altro. Non di rado è anche delirio. Nella depressione delirante le idee prevalenti deliranti sono infatti un estremo, assurdo rifugio che garantisce il massimo della distanza fra l’individuo e l’ambiente, abbattendo anche il sottile terreno d’intesa comune che si concreta nella logica e nel riconoscimento dei fatti reali. Ma persino la drastica lontananza dal delirio può raggiungere, entro certi limiti, le sue finalità di compenso, fondate sull’autorealizzazione, sul dominio o sulla difesa ritenuta efficace. Nelle psicosi depressive, invece, il malato di depressione  elabora soltanto ipotesi di persecuzione o di colpa, sempre fortemente permeate da istanze di autodistruzione.
       
L’autolesività, ossia la tendenza a danneggiarsi moralmente o anche fisicamente, è appunto una caratteristica fondamentale della depressione dove lo stress elevato sfocia nell’ipocondria. L’idea prevalente di distruggersi contraddice la spinta istintuale a sopravvivere, la più radicata nell’uomo. Essa può manifestarsi lungo costanti che si protraggono nel tempo fino a raggiungere il culmine nel suicidio. Alcuni soggetti mostrato odio verso se stessi lasciando intendere il disgusto per il proprio corpo e per il proprio spirito, precocemente stanchi. Segnalano, in ogni occasione, il declino delle proprie facoltà di pensiero e d’azione e le confronta con l’efficienza altrui, che presenta come irraggiungibile. Non gratificano se stessi di alcun piacere, negandosi anche le piccole soddisfazioni che un tempo erano gradite e, per farlo, ricorrono ad artifici di ogni genere. Si inventano crimini, disturbi funzionali tali da impedirgli di assaporare i cibi, si crea una debolezza, una stanchezza tale da impedire loro di uscire. E’ paradossale che la loro intenzione autolesiva si travesta da superficiale richiesta di protezione e dipendenza dall’altro (depressione anaclitica nei bambini – depressione infantile) per non star male: ad esempio, non mangiando, oppure, mostrando di avere molto sonno e non poter uscire perché non reggono alla fatica. Ma il significato dei loro comportamenti è lapalissiano. 

Come vincere la depressione? come uscirne? Insomma, che fare ? e come si possono aiutare i soggetti depressi ? Come abbiamo visto esistono tanti tipi di depressione in relazione alle risposte dei vari soggetti colpiti dal “male oscuro”. Ora aggiungiamo che esistono molte formule per prevenire, eliminare e per le cure della depressione: cura farmacologica, cura naturale, cura psicologica. Quest’ultima, in particolare, deve essere collegata, però, da un denominatore comune: accettarsi, fare progetti, mantenere viva la curiosità per un futuro di cui è inutile tracciare preventivamente i confini, non rinunciare a un viaggio di scoperta, che può mantenere il fascino dell’imprevisto. Dopo, al di là dei fattori sociali e biologici che possono motivare la depressione, va così affermato che essa non è mai una condanna a vita. Il quadro depressivo consente interventi di cura, tanto più efficaci tanto più sono precoci. Occorre che gli interessati da questa patologia ed i loro familiari non la sottovalutino: infatti, tale stato, con troppa frequenza viene definito impropriamente “esaurimento nervoso”. D’altra parte la sintomatologia inerente la depressione non deve essere neppure drammatizzata. Bisogna sapere che esistono oggi efficaci strumenti da usare per curare la depressione in grado di facilitare le progressive tappe del recupero e far aumentare nel soggetto maggiore fiducia nel prossimo: ad esempio trattamenti in ipnosi (psicoterapia ipnotica ericksoniana) o di psicoterapia dinamica, psicoanalisi classica farmacologia (non con grande uso di farmaci), ecc. 

        
Chiariamo subito che curare la depressione e andare verso una definitiva soluzione o guarigione non è facile, soprattutto perché il depresso si oppone alla psicoterapia e se la intraprende è difficile stabilire quante sedute siano necessarie a far breccia nella dimensione del paziente. Ogni tipo di cura psicologica è basata essenzialmente sulla comunicazione e il depresso si caratterizza per una forma ostinata di incomunicabilità o, comunque, per modalità di comunicazione in genere sgradevoli e sempre accusatorie. Quindi il primo compito dello psicologo psicoterapeuta sarà quello di tentare di stabilire un rapporto graduale, cercando di evitare traumi sia pure in modo involontario, basato non solo sulle parole, ma anche sulla mimica e sul tono della voce, sull’accettazione reciproca lasciando crescere così un transfert positivo. Cioè, quel sottile legame emotivo che, quando s’instaura, unisce lo psicoterapeuta ed il paziente lasciando la strada aperta al trattamento di psicoterapia.
        
Ribadiamo il concetto secondo il quale non bisogna essere molto ottimisti nel curare la depressione: infatti, il paziente depresso è tale proprio perché è privo di valide relazioni affettive. Il suo gran rifiuto, le sue proteste, le sue finzioni e la sua sofferenza, si basano sui giudizi negativi che rivolge a un mondo da cui si sente brutalmente  ed ingiustamente emarginato. Perciò  la sua resistenza tenderà all’inizio della terapia ad essere drastica. A sua volta lo psicologo psicoterapeuta, anche se adeguatamente formato e con debita conoscenza delle reazione di determinati tipi di pazienti, può sentirsi psicologicamente non disposto ad accettare il comportamento accusatorio, aggressivo, ostile del paziente ammalato di depressione. Insomma, le sedute con i pazienti depressi sono tra le meno accattivanti del lavoro dello psicoterapeuta. Anzi, si può dire che lo psicologo che conduce la psicoterapia delle depressioni, paga un suo prezzo, ricattato com’è in vari modi, anche con la minaccia di un suicidio, che lo caricano di responsabilità e di forte ansia. Oltretutto, il soggetto affetto da depressione non mobilita cariche di energia per migliorare, per cambiare, per iniziare un nuovo stile di vita, per programmare qualcosa che gli permette di combattere il grigio tunnel della sua malattia. Anzi, manifesta con protervia il suo immobilismo che fa derivare dalla cattiveria e dall’insensibilità, vere o presunte, dell’ambiente. Il fatto è che anche le fasi iniziali dell’esplorazione anamnestica non possono procedere verso gli obiettivi terapeutici senza un minimo di fiducia da parte del malato. Infatti, mancherebbero quegli stimoli che spingono il paziente in terapia a raccontare, a ricordare i propri vissuti e a fornire il materiale utile alla evoluzione della psicoterapia.
        
Comunque,  si inizia la psicoterapia instaurando un rapporto sereno, silenzioso e il terapeuta deve cercare di dimostrare al paziente che non gli è ostile o indifferente e che non merita i suoi sentimenti ostili. Sono atteggiamenti ingiusti nei confronti della disponibilità dello psicologo psicoterapeuta il quale è completamente disposto alla comprensione ed alla partecipazione del paziente. In una fase successiva della terapia il terapeuta dovrà far capire l’utilità del paziente a presentare non solo lamentele e critiche ma anche vissuti che consentono di ricostruire e capire insieme i motivi della sua infelicità, spesso artificiosa, dunque rimediabile. Il tutto avviene, ovviamente,  non attraverso il rigore della logica; infatti ciò susciterebbe solo un’aggressività di rivalsa nel paziente il quale non può facilmente accettare che gli si demolisca tutto il castello delle difese. Difese che costituiscono l’impalcatura che lo fa soffrire di depressione, malattia subdola e che richiede, per il trattamento, uno psicoterapeuta con adeguata esperienza. Dunque,  bisogna saper trasmettere al paziente sicurezza, amicizia, affetto inserendo tali sentimenti nel tono della voce, nella scelta delle parole, nell’espressione del volto, insomma in ogni gesto. Il viaggio terapeutico nei vissuti, spesso conflittuali, del paziente iniziano lentamente a mostrarsi nelle loro radici e nei momenti in cui si sono radicati. Seguono dei chiarimenti utili al paziente che così può giungere a capire come il suo attuale odio verso il mondo non sia che la continuazione ed il trasferimento fittizio di un antico rancore cresciuto nel tempo. Il cambiamento di prospettiva e l’accettazione graduale della nuova dimensione, nata nella psicoterapia, porta il paziente ammalato di depressione ad allontanarsi dalle tendenze di autodistruzione guadagnando così capacità di far progetti per il futuro senza più odiare la vita. 

Conoscere le tendenze individuali attraverso le quali i soggetti strutturano la depressione, lungo modalità specifiche di ogni singola persona depressa,  diviene particolarmente importante per l’intervento in ipnosi terapia. Infatti l’ipnoterapeuta ericksoniano conosce bene che ogni paziente ha il proprio stile per strutturare la depressione (o anche altri disturbi legati a peculiari meccanismi psicologici), renderla operativa secondo tipiche modalità comportamentali e di apprendimento. Cioè, il paziente possiede proprie risorse inconsce creative che si attivano nella vita di ogni giorno per mantenere i propri disturbi psicologici o per creare condizioni utili a se stessi. E se tali risorse creative ed inconsce hanno mediato la nascita della malattia, attraverso l’ipnoterapia si riattivano gli stessi processi per ricreare condizioni diverse, più adatte al paziente, indi vincere, sconfiggere la depressione.
        
Con  l’intervento dell’ipnositerapia il paziente riesce a tornare ad essere dinamico riprendendo, per gradi, le attività dalle quali si era astenuto durante la depressione. Incoraggiato dalle suggestioni terapeutiche, indotte a livelli di trance adeguati al paziente in cura, il malato può essere incoraggiato a scoprire, o riscoprire, le proprie potenzialità, facendogli attivare nuova linfa vitale e una più fresca volontà diretta alla vita in modo utile e piacevole.
        
La psicoterapia ipnotica  ericksoniana che fa uso di nuove tecniche di ipnosi e di intervento atti a guarire la depressione non sono di natura direttiva, ma permissiva. Le tecniche indirette della psicoterapia ipnotica, “aggirando” le resistenze dei pazienti, riescono a far dialogare lo psicologo psicoterapeuta direttamente con il paziente e con il suo inconscio attraverso modalità ed un linguaggio accettato dalle strutture psichiche dei soggetti che soffrono di depressione.
        
Il trattamento della depressione con l’ipnosi terapia trova una lunga letteratura di successi nei manuali della psicoterapia che riportano lo studio e le modalità di intervento di Milton Erickson. Oggi, la psicoterapia in ipnosi è divenuta uno strumento utile in mano agli psicologi e a tutti gli psicoterapeuti che la utilizzano, anche di altri orientamenti disciplinari, i quali trattano i disturbi psicologici, e tra questi quello più serio e preoccupante, la depressione. L’utilizzo dell’ipnosi è la formula vincente per il paziente che soffre di depressione: alla conclusione, la psicoterapia ipnotica guarisce il paziente il quale riprende il proprio normale stile di vita riguadagnando la possibilità di fare progetti, di accettarsi, di mantenere viva la propria curiosità ed i propri interessi, la ricerca di novità, voglia di vivere con piacere, ecc. In una parola, ritornare alla normalità reintegrandosi alla vita. Infine c'è da specificare che l'ipnosi non viene usata per rimuovere i sintomi nelle specifiche patologie; i sintomi anziché essere rimossi possono essere utilizzati come veicoli positivi verso la trasformazione creativa diretta al benessere. Inoltre, la trance ipnotica risulta essere adatta a portare alla coscienza un trauma o un lutto rimosso che genera la depressione, divenuto tale poiché il meccanismo difensivo della rimozione ha nascosto al mondo della razionalità esperienze spiacevoli, per questo rimosse.

 

 

Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Specialista in psicoterapia ipnotica e ipnosi Roma
Socio Fondazione Europea – AMISI – Associazione Medica Italiana per lo studio dell’ipnosi
Iscrizione albo degli psicologi del Lazio n. 3648/09.12.1993

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